Vendredi 25 novembre 2005

Rieccheggia ogni tanto il nome di Stalin sulle colonne dei quotidiani... Un certo numero di gruppi di sinistra ne fa ancora un punto di riferimento ...  "rivoluzionario". Ma chi, e cosa, fu veramente Stalin?

Josif Vissarionovič Džugashvili nacque a Gori (Tiblisi), in Georgia, il 6 dicembre del 1878 (ma egli riteneva, e impose, come sua data di nascita quella del 21 dicembre 1879). Stalin, nome politico adottato all'età di 34 anni e che significa Uomo d'Acciaio, studiò per diventare prete sotto il suo vero nome, Džugashvili. Figlio di un calzolaio, si unì al Partito operaio socialdemocratico di Russia dopo essere stato espulso dalla scuola teologica per insubordinazione. Dopo la spaccatura del partito avvenuta nel 1903, egli divenne membro del partito bolscevico.

Stalin il rivoluzionario

Durante la sua gioventù Stalin ebbe continui problemi con le autorità locali. Arrestato nel 1900 e continuamente sorvegliato, Stalin nel 1902 lasciò la sua città per stabilirsi a Batumi, dove però venne subito imprigionato e condannato a un anno di carcere, seguito da un triennio di deportazione in Siberia. Fuggito nel 1904, tornò a Tbilisi e nei mesi successivi partecipò con energia e notevole capacità organizzativa al movimento insurrezionale, che vide la formazione dei primi soviet di operai e di contadini. Nel novembre del 1905, dopo aver pubblicato il suo primo saggio, A proposito dei dissensi nel partito, divenne direttore del periodico Notiziario dei lavoratori caucasici e in Finlandia, alla conferenza bolscevica di Tampere, incontrò per la prima volta Lenin, accettandone le tesi sul ruolo di un partito marxista compatto e rigidamente organizzato come strumento indispensabile per la rivoluzione proletaria.

Durante la sua gioventù Stalin ebbe continui problemi con le autorità locali. Arrestato nel 1900 e continuamente sorvegliato, Stalin nel 1902 lasciò la sua città per stabilirsi a Batumi, dove però venne subito imprigionato e condannato a un anno di carcere, seguito da un triennio di deportazione in Siberia. Fuggito nel 1904, tornò a Tbilisi e nei mesi successivi partecipò con energia e notevole capacità organizzativa al movimento insurrezionale, che vide la formazione dei primi soviet di operai e di contadini. Nel novembre del 1905, dopo aver pubblicato il suo primo saggio, , divenne direttore del periodico e in Finlandia, alla conferenza bolscevica di Tampere, incontrò per la prima volta Lenin, accettandone le tesi sul ruolo di un partito marxista compatto e rigidamente organizzato come strumento indispensabile per la rivoluzione proletaria.

Durante questo periodo egli assunse il soprannome Korba, un famoso bandito georgiano. Korba fuggì dalla sua prigionia in esilio parecchie volte, e dopo la sua ultima fuga egli trovò rifugio a San Pietroburgo, dove divenne, nel 1912, membro dello staff editoriale della Pravda, e membro del comitato centrale. Nello stesso anno definiva, nel saggio Il marxismo e il problema nazionale, le sue posizioni teoriche (non sempre, però, in linea con quelle di Lenin, di cui non comprendeva la battaglia contro i deviazionisti, né la decisione di prender parte alle elezioni per la Duma).
 
Nel giro di meno di un anno Stalin fu nuovamente arrestato ed esiliato in Siberia e venne liberato solo dopo l'amnistia generale emanata dopo la rivoluzione del febbraio. A questo punto egli tornò a ricoprire il suo ruolo nello staff editoriale della Pravda a Pietrogrado. Passato a Baku, dove fu in prima linea nel corso degli scioperi del 1908, Stalin venne di nuovo arrestato e deportato in Siberia; riuscì a fuggire, ma fu ripreso e internato (1913) a Kurejka sul basso Jenisej, dove rimase per quattro anni, fino al marzo del 1917.

Tornato a Pietrogrado subito dopo l'abbattimento dell'assolutismo zarista, Stalin, insieme a  Kamenev e a Murianov, assunse la direzione della Pravda, appoggiando il governo provvisorio per la sua azione progressista contro i residui reazionari. Ma questa linea fu sconfessata dalle Tesi di aprile di Lenin e dal rapido radicalizzarsi degli eventi. Nelle decisive settimane di conquista del potere da parte dei bolscevichi Stalin, membro del comitato militare, non apparve in primo piano e solo il 9 novembre 1917 entrò a far parte del nuovo governo provvisorio (il Consiglio dei commissari del popolo) con l'incarico di occuparsi degli affari delle minoranze etniche. A lui si deve l'elaborazione della Dichiarazione dei popoli della Russia.

Stalin l’organizzatore

Dopo la Rivoluzione d'Ottobre, Stalin fu nominato commissario delle nazionalità. Durante il periodo della guerra civile, attraverso estese manovre burocratiche, egli salì gradualmente gli scalini del potere sovietico. Membro del Comitato esecutivo centrale, Stalin fu nominato, nell'aprile del 1918, plenipotenziario per i negoziati con l'Ucraina. Nella lotta contro i generali "bianchi", fu incaricato di occuparsi del fronte di Tsaritsyn (poi Stalingrado, oggi Volgograd) e, successivamente, di quello degli Urali. In queste circostanze diede prova di grande coraggio, ma anche di notevole insensibilità e rozzezza nei rapporti umani e di eccessiva presunzione e schematismo nel valutare le vicende dello scontro tra le forze contrapposte. Proprio questo sollevò le esplicite riserve di Lenin nei suoi confronti, manifestate nel c.d. testamento politico in cui accuserà Stalin di anteporre le proprie ambizioni personali all'interesse generale del movimento.

Nominato nel 1922 segretario generale del Comitato centrale, Stalin, unitosi a G. Zinovev e Kamenev (la famosa troika), seppe trasformare questa carica, di scarso rilievo all'origine, in un formidabile trampolino di lancio per affermare il suo potere personale all'interno del partito dopo la morte di Lenin (1924). Fu allora che nel contesto di una Russia devastata dalla guerra mondiale e dalla guerra civile, con milioni di cittadini senza tetto e letteralmente affamati, diplomaticamente isolata in un mondo ostile, scoppiò violento il dissidio con Leon Trotsky, ostile alla NEP (nuova politica economica) e sostenitore dell'internazionalizzazione della rivoluzione. Stalin sosteneva invece che la "rivoluzione permanente" era una pura utopia e che la Russia doveva puntare alla mobilitazione di tutte le proprie risorse al fine di salvaguardare la propria rivoluzione (teoria del "socialismo in un paese solo").

Stalin il nazionalista grande russo

Dopo la morte di Lenin, avvenuta nel 1924, un'ondata reazionaria si impadronì del governo sovietico. Stalin diffuse la sua teoria del "socialismo in un paese solo", in contrapposizione a tutti i principi basilari del marxismo. Questa teoria venne contrapposta alla teoria rivoluzionaria bolscevica della "rivoluzione permanente", secondo la quale sarebbe impossibile costruire il socialismo in uno stato isolato dal resto del mondo. La stessa Terza Internazionale da partito della rivoluzione mondiale viene trasformata in strumento di appoggio della Russia, appendice della sua politica nazionale.
 
Diversamente dai soliti dibatti interni, nei quali le diverse posizioni venivano rese pubbliche dai giornali di partito e discusse nei meeting e nei Soviet, il 'dibattito' venne tenuto in questa occasione completamente nascosto al pubblico, in modo da preservare un'apparenza di stabilità e di un sano governo. Le tesi di Stalin trionfarono soltanto nel 1927, quando infine il Comitato centrale si schierò sulle posizioni staliniane isolando Trotzkij (con il quale, nel corso del dibattito, avevano finito per associarsi anche Kamenev e Zinovev).
 
Nel 1927, dopo anni di manovre burocratiche, i membri del governo che erano parte dell'Opposizione di Sinistra vennero in larga parte deportati. Immediatamente dopo Stalin proclamò la sua teoria del social-fascismo, secondo la quale fascismo e teorie socialdemocratiche erano praticamente la stessa cosa. A seguito di questa teoria i membri delle organizzazioni socialdemocratiche (di cui i bolscevichi erano un tempo stati parte) vennero arrestati o deportati. Nel 1929 anche l'ala destra del partito, guidata da Bucharin, fu estromessa dagli stalinisti dal cosiddetto governo sovietico.

Stalin, agente dell'accumulazione capitalistica 

Con il 1928 iniziò l'"era di Stalin". Da quell'anno infatti la vicenda della sua persona si identificò con la storia dell'URSS, di cui fu l'onnipotente dittatore fino alla morte. Posto bruscamente termine alla NEP con la collettivizzazione forzata e meccanizzazione dell'agricoltura, soppresso il commercio privato (i kulaki arricchiti furono declassati a semplici contadini dei kolchoz o avviati a campi di lavoro), avviò il primo piano quinquennale (1928-32) che dava la precedenza all'industria pesante. Circa la metà del reddito nazionale fu dedicata all'opera di trasformazione di un Paese povero e arretrato in una grande potenza industriale. Furono fatte massicce importazioni di macchinari e chiamate alcune decine di migliaia di tecnici stranieri. Sorsero nuove città per ospitare gli operai (che in pochi anni passarono dal 17 al 33% della popolazione), mentre una fittissima rete di scuole debellava l'analfabetismo e preparava i nuovi tecnici. Il primo piano includeva anche una vasta opera di esecuzioni di massa, arresti e deportazioni.

Anche il secondo piano quinquennale (1933-37) diede la precedenza all'industria che compì un nuovo grande balzo in avanti; ma non altrettanto brillante fu il rendimento agricolo per cui, in concomitanza con l'entrata in vigore di una nuova Costituzione (1936), ne fu modificata la troppo rigida struttura. Quest'opera, indubbiamente gigantesca, di costruzione del capitalismo in un paese ancora in gran parte semi-feudale, corrispose un ferreo autoritarismo e un'implacabile intransigenza: ogni dissenso ideologico fu condannato come "complotto".

Stalin il contro-rivoluzionario

Dal 1934 al 1939 Stalin ordinò una spietata serie di esecuzioni ed imprigionamenti, in larga parte nei confronti di personaggi all'interno del governo sovietico. La metà dei membri del primo Consiglio dei commissari del popolo venne giustiziata nel 1938 (un quarto di essi erano già morti in precedenza di morte naturale, e dell'ultimo quarto solo Stalin sopravvisse oltre il 1942). Tra i giustiziati alcuni erano accusati d'essere agenti nazisti o comunque simpatizzanti hitleriani, altri vennero accusati di tradimento. I membri dell'Opposizione di Sinistra a cui era stato consentito di rientrare nelle file del partito dopo essersi piegati allo stalinismo, furono i primi ad essere eliminati; quelli di loro che rimasero all'estero vennero perseguitati ed uccisi. Anche ai membri dell'ala destra del partito (tra cui Bucharin ed altri) toccò la stessa fine. Per una breve lettura sulle purghe staliniane si consigliano Per una storia grafica del bolscevismo e Verso un bilancio sulle purghe di Lev Trotsky.
 
Le terribili "purghe" degli anni Trenta (successive al misterioso assassinio di S. Kirov) che videro la condanna a morte o a lunghi anni di carcere di quasi tutta la vecchia guardia bolscevica, da Kamenev a Zinovev a Radek a Sokolnikov a J. Pjatakov; da N. Bucharin e Rijkov a G. Jagoda e a M. Tuchacevskij, in totale 35.000 sottoufficiali, ufficiali, generali e marescialli su 80.000 che componevano l'Armata Rossa.

Secondo le stime del KGB del 1960 681.692 (venne riferito poi che nel periodo 1937-39 furono 684.244) persone vennero fucilate nel periodo 1937 - 1938 e circa altre 350.000 persone nel 1936 - 1937, per cui le vittime totali del "grande terrore" staliniano superano il milione di persone. Inoltre già nel 1929 - 1933 ci fu la prima ondata di terrore contro i Kulaki e ne vennero uccisi un numero incalcolato. Nel 1945 continuò la repressione, che durò fino alla morte di Stalin e le vittime furono moltissime, per un rotale di 3 o forse 4 milioni di persone uccise sotto Stalin.

Ammessa alla Società delle Nazioni nel 1934, l'URSS avanzò proposte di disarmo generale e cercò di favorire una stretta collaborazione antifascista sia fra i vari Paesi sia al loro interno (politica dei "fronti popolari"). Nel 1935 concluse patti di amicizia e reciproca assistenza con la Francia e la Cecoslovacchia; l'anno successivo appoggiò con aiuti militari la Spagna repubblicana contro Franco (e contro i rivoluzionari spagnoli). Ma il Patto di Monaco (1938) costituì un duro colpo per la politica "collaborazionista" di Stalin che a Litvinov sostituì Vyacheslav Molotov (1939) e alla linea possibilista alternò una politica puramente realistica, neo-imperialistica. Nel 1943 sciolse l’Internazionale “comunista”, ormai putrefatta (verrà sostituita dal Cominform nel 1947).

Durante la seconda guerra mondiale Stalin arrivò ad un'alleanza, nella forma di 'patto di non aggressione' (e promesse di spartizione della Polonia), con la Germania nazista (patto Ribbentropp-Molotov). Solo dopo la rottura del patto da parte di Hitler la Russia staliniana entrò ufficialmente in guerra contro di essa. Grazie all’abnegazione e al sacrificio di milioni di operai e contadini, la Russia uscì vittoriosa nel confronto con l’imperialismo tedesco. Alle Conferenze di Yalta e Postdam, Stalin partecipò, quale vincitore, al banchetto della divisione del mondo con gli Usa e Gb.
 
Nel secondo dopoguerra, entrò in contrasto con la Federazione Yugoslava e il suo presidente, Tito. Due “socialismi nazionali” non potevano andare d’accordo tra loro, soprattutto visto le mire imperialiste della Russia. La Yugoslavia fu esclusa nel novembre 1949 dal Cominform, e Stalin accolse a Mosca, in dicembre, Mao, in rappresentanza della Cina che aveva raggiunto la propria indipendenza nello stesso anno.
 
Stalin muore a Mosca il 5 marzo 1953. Al momento della sua morte, il mito della “Russia socialista” era ormai diventato un mito indiscusso e suggestivo (grazie soprattutto al sacrificio di milioni di soldati russi, morti combattendo contro i nazisti); e Stalin passò alla storia come il costruttore del primo stato socialista. Ma Stalin non è stato il “costruttore” del socialismo. Egli non poteva “costruire” nessun socialismo, perché la trasformazione del capitalismo in socialismo non può avvenire in un solo paese, per di più arretrato come era la Russia, ma in più paesi, abolendo le frontiere nazionali.
 
Chi, e cosa, fu , allora, Stalin? Egli è stato l’artefice di un capitalismo di Stato (soprattutto per la grande industria), che ha fatto della Russia arretrata e semi-feudale una potenza imperialistica mondiale, il padre della Russia moderna. Ma ancor prima di ciò, egli è stato uno sterminatore di rivoluzionari e l’affossatore del marxismo-leninismo.
 
V. anche Bordiga: Dialogato con Stalin 

 

Par s.b. - Publié dans : Storia
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