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La crisi di regime

Dimanche 25 novembre 2007

Roma, 24 novembre: 150.000 donne in piazza contro la violenza maschile

 
Le donne Rom (una quarantina) hanno aperto il corteo. Dietro lo striscione «La violenza degli uomini contro le donne comincia in famiglia e non ha confini» oltre 400 associazioni femminili, femministe e lesbiche, centri antiviolenza, donne dei movimenti, donne singole. Altri striscioni, cartelli e slogan: "L'assassino non bussa, ha le chiavi di casa", "Contro la violenza del maschile, autonomia femminile"; "Donne, se ci ama da morire, preoccupiamoci"; "Violenza familiare, violenza patriarcale"; "Se la violenza è sotto il tetto che ce faccio cò sto pacchetto"; "Violenza familiare, basta sopportare"; "Famiglia assassina"; "Ne uccide più l'amore che il tumore"; "Fuori i fascisti da questo corteo"; "La violenza contro le donne non dipende dal passaporto, la fanno gli uomini"; "Giù le mani dalle donne!"; e così via, passando dagli slogan lesbo fino allo striscione "Urlare la nostra rabbia, trasformarla in forza, trasformare la nostra forza in lotta".

Il corteo si è snodato per via Einaudi, piazza dei Cinquecento, via Cavour, largo Ricci, via dei Fori imperiali, piazza Venezia, via delle Botteghe oscure, largo di Torre Argentina, corso Vittorio Emanuele, via della Cuccagna, piazza Navona. Qui, le donne dell'Ugl che la occupavano sono state sloggiate, e il corteo si è concluso cacciando dal palco le parlamentari che si stavano pavoneggiando davanti alle telecamere.

La manifestazione, organizzata molto in sordina, quasi ignorata fino a due-tre giorni fa, è stata messa in piedi da un gruppo di collettivi femministi di Roma tra cui Amatrix, Libellule, Feramenta, Associazione femminista via dei Volsci, a cui sicuramente non fa difetto la rabbia e le idee chiare. "L'idea della manifestazione è stata nostra" spiega Amelia, "non vogliamo cappelli politici anche perché delle scelte di questa politica non condividiamo quasi nulla. E non vogliamo uomini, abbiamo fatto una scelta sessista e separatista perché in questo modo si capisca che il problema in Italia è di tipo culturale e serve scardinare la società di tipo patriarcale...". Il tanto vituperato, da destra e soprattutto da sinistra, separatismo(1) è stato l'impronta di tutta la manifestazione: le compagne che non erano d'accordo si sono accodate, essendo in netta minoranza, in fondo al corteo(2).

Cacciate assieme agli uomini, alcune anche in malo modo, le (poco) onorevoli deputatesse e senatrici del marciume parlamentare, presentatesi come "rappresentanti" politiche delle donne: Giulia Buongiorno, Mara Carfagna, Giovanna Melandri, Alessandra Mussolini, Barbara Pollastrini, Stefania Prestigiacomo, Livia Turco(3).

Due, pertanto, le note caratteristiche della stupenda manifestazione di Roma, che hanno subito messo in allarme tutte le forze politiche filo-sistema:
- 1°) l'affermazione dell'autonomia femminile, primo passo per l'auto-organizzazione e l'auto-difesa contro ogni forma di violenza, maschile e statale;
- 2°) la sua netta caratterizzazione anti-parlamentare e anti-sistema.

In quasi tutte le città italiane sono stati organizzati dalle stesse donne treni e pullman: da Milano a Bari, da Cagliari a Bologna, da Genova a Salerno, Torino e Gorizia, da Potenza a Palermo. Moltissimi i boicottaggi, istituzionali e personali, soprattutto di mariti, fidanzati, padri ecc.

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Voci dal corteo
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(1) La partecipazione degli uomini alla manifestazione di sabato, così specifica, così sofferta, sarebbe stata l'ennesima riaffermazione della violenza maschile sulle donne, sotto forma dell' onnipresenza dell'uomo.

(2) Queste compagne non hanno capito che in occasione di un corteo di donne contro la violenza maschile, la cosa migliore che potevano fare gli uomini era di stare a casa a curare i figli e/o gli animali domestici, fare le pulizie e la spesa, e preparare da mangiare per il ritorno delle guerriere!

(3) La critica più subdola che è stata mossa alle manifestanti per la estromissione delle parlamentari, è che - così facendo - perdevano l'occasione di avere una sponda in parlamento per l'approvazione accelerata delle leggi in cantiere "a protezione delle donne". In realtà, le manifestanti, col loro comportamento ostile, hanno pubblicizzato la natura radicale, anti-parlamentare e anti-sistema, della mobilitazione. Nessun striscione, nessun cartello, nessuno slogan chiedeva "leggi a favore delle donne"! Siamo di fronte ad un passo avanti della lotta politica rivoluzionaria in Italia: chi lo capisce, bene; chi non lo capisce, se ne accorgerà tra breve...
Par s.b.
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Vendredi 18 novembre 2005
La «maggioranza» abolisce le residue vestigia della Costituzione

La «riforma dell’assetto costituzionale» istituzionalizza la prassi presidenzialista e la personalizzazione della politica, trasformando gli «organi costituzionali» in «strumenti amministrativi». È una mascheratura giuridica della nuova forma di Stato reazionario: dello “Stato rentier” degli sciacalli e avvoltoi del capitalismo parassitario, decentrato nelle spese e ancor più accentrato nella spartizione dei profitti, nella gestione del terrore verso le masse sempre più sfruttate e oppresse.

Premierato, senato federale, “devolution”, diventano i nuovi cardini istituzionali della carta costituzionale. Il 17 novembre il Senato ha approvato, in via definitiva, la riforma dell’assetto costituzionale. Hanno votato a favore 170 senatori; 132 hanno espresso voto contrario. Ora sulla strada della c.d. “devolution” rimane solo l'ostacolo del referendum confermativo previsto dalla Costituzione per le riforme alla carta fondamentale (è sufficiente un'intesa tra almeno cinque consigli regionali: i primi a mobilitarsi sono stati quelli di Campania, Calabria, Lazio ed Emilia Romagna).

Questi i cardini del riassetto.

1º) Premier forte - Aumentano vistosamente i poteri del primo ministro. La sua elezione, di fatto è un'elezione diretta: nelle elezioni i candidati premier si collegano ai candidati all'elezione della camera. Sulla base dei risultati il capo dello stato nomina primo ministro il leader della coalizione vincente. Per insediarsi non ha bisogno della fiducia della Camera. Tra i suoi poteri, quello di nomina e revoca dei ministri e quello di sciogliere la Camera. Di fronte a questa decisione, però, i deputati della maggioranza (senza “ribaltoni”) hanno il potere di indicare un nuovo premier. Se invece la camera vota una mozione di sfiducia contro il primo ministro, c'è lo scioglimento automatico dell'assemblea.

2º) Parlamento - È composto dalla Camera dei deputati, il cui numero viene abbassato da 630 a 518 (poi a 400) componenti e 12 deputati degli italiani all'estero, e resta in carica cinque anni; e dal Senato federale, i cui membri scendono da 315 a 252 (poi a 200), più 6 rappresentanti degli italiani all'estero, è eletto a suffragio universale e diretto su base regionale e resta in carica cinque anni. Il posto dei senatori a vita passa ai deputati a vita che scendono da 5 a 3. Il Senato federale cambia natura. L'assemblea dei senatori perde il potere di sfiduciare il premier, che resta, con nuove regole, esclusiva della Camera. L'elezione del Senato avviene contestualmente a quella dei consigli regionali. In caso di scioglimento anticipato di un consiglio regionale, il nuovo resta in carica solo fino alla fine della legislatura del Senato.

3º) L’iter legislativo - Viene meno la doppia votazione. La Camera approva le leggi riservate allo Stato. Il Senato ha trenta giorni per proporre modifiche; ma la parola definitiva spetta alla Camera.
Il Senato invece esamina le leggi sulle materie concorrenti, riservate alla competenza dello Stato e delle Regioni, ma anche le leggi di bilancio e la finanziaria. La Camera può chiedere di riesaminarle (su richiesta dei due quinti dei deputati). In questo caso la Camera ha 30 giorni per fare modifiche; ma l’ultima parola spetta al Senato. Infine Camera e Senato legiferano alla pari sui diritti civili e sociali.

4º) “Devolution” - Alle Regioni viene affidata la legislazione esclusiva: su sanità, organizzazione scolastica e definizione dei programmi scolastici di interesse specifico della Regione, polizia amministrativa regionale e locale. Il Governo può bloccare una legge regionale quando questa pregiudica l’interesse nazionale. Della questione si occupa il Senato; se la Regione non cambia la legge incriminata, il Senato può chiedere al capo dello stato di abrogarla.

5º) Presidente della Repubblica – E’ garante della Costituzione e rappresenta l'unità federale della nazione. Può inviare messaggi alle Camere, promulga le leggi, indice i referendum, nomina i presidenti delle authority, ha il comando delle forze armate, presiede il Csm e ne designa il vicepresidente, presiede il consiglio supremo della difesa, può concedere la grazia e commutare pene (senza necessità di proposta e controfirma del ministro della Giustizia). Perde invece il potere di autorizzare la presentazione alle Camere dei disegni di legge del governo, quello di sciogliere le Camere e quello di scegliere il primo ministro. Il presidente della Repubblica è eletto dall'assemblea della repubblica, composta da deputati, senatori, presidenti delle regioni e da tre delegati per ciascun consiglio regionale. L'età per essere eletto scende a 40 anni.

6°) Roma capitale - A Roma viene riconosciuto lo status di capitale della Repubblica federale. Gode di una sua autonomia sulle materie di competenza regionale, nei limiti stabiliti dallo Statuto della Regione Lazio.

7º) Corte Costituzionale - I giudici costituzionali sono 15: quattro li nomina il capo dello Stato, quattro la magistratura, sette il Senato federale integrato dai presidenti delle Regioni. Prevista l'incompatibilità tra incarico di giudici e membro del Parlamento o di un consiglio regionale. Dalla scadenza dell'incarico, i giudici non potranno per cinque anni entrare nel governo, nel Parlamento e ricoprire incarichi pubblici.

8º) Consiglio superiore della magistratura - Con le nuove regole i componenti del Csm sono eletti per un terzo dal Senato federale (integrato dai presidenti delle regioni) e per due terzi dalla magistratura.

A pieno regime dal 2011 - La riforma entrerà in vigore dalla prossima legislatura. Ma solo dal 2011 la parte riguardante la riduzione dei parlamentari e la contestualità dell'elezione del Senato e delle Regioni.

Quorum per referendum costituzionale - Cambiano le regole per il referendum confermativo delle leggi costituzionali. Perchè sia valido dovrà votare almeno la metà più uno degli aventi diritto. Altra novità: il referendum potrà essere chiesto anche se la legge costituzionale viene approvata in Parlamento con la maggioranza dei due terzi: in questo caso non c'è bisogno di alcun quorum per la validità del referendum.

Nuove regioni - Per cinque anni dopo l'entrata in vigore delle riforme, sarà possibile dar vita a nuove regioni (purchè abbiano almeno un milione di abitanti) con una procedura semplificata rispetto a quella attuale.

Quanti giudizi e commenti si stanno sprecando sulla rottura del patto costituzionale, sulla signoria del premier nei confronti del parlamento, sulla disunione della patria, sulla conflittualità tra i corpi dello Stato, sulla disgregazione territoriale, ecc. ecc.. Non c’è bonzo della connivente e vile opposizione che non individui un vulnus, una lacerazione. Ma il riassetto costituzionale deciso, non solo contiene queste rotture e contraddizioni; va molto più lontano. È una mascheratura giuridica, peraltro iniziale, della nuova forma di Stato reazionario, di recentissimo impianto.

- Contro la devoluzione, rivoluzione!

- Abbattere lo Stato reazionario del capitale parassitario, per la dittatura del proletariato!

(Libera rielaborazione dell'editoriale di Rivoluzione comunista, gen.mar.2005)
Riferimenti: Governo, partiti e classi in Italia
Par s.b.
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